Lavoro socio-clinico · Formazione
La diagnosi nel Servizio Sociale:
oltre l’etichetta
DSM-5, ICD-11, PDM-3, funzionamenti di personalità, trauma, Riforma Cartabia. Tutto ciò che l’assistente sociale deve saper leggere — e perché cambia radicalmente la qualità degli interventi.
«È depresso.» Quante volte abbiamo letto questa frase su una relazione clinica e siamo andati avanti, senza davvero capire cosa significasse per il lavoro che stavamo per fare? La diagnosi è spesso trattata dai Servizi sociali come un’informazione di contesto — qualcosa che riguarda i medici, non gli assistenti sociali e gli altri operatori. È un errore che può costare molto, alle persone che seguiamo.
Questo articolo nasce dal corso «La Diagnosi nel Servizio Sociale — Oltre l’Etichetta», elaborato da 6inEquipe e tenuto dalla psicoterapeuta dr.ssa Silvia Bianchi e dall’assistente sociale dr.ssa Sabrina Ritorto. L’obiettivo non è trasformare gli assistenti sociali in clinici. È dotarli di un linguaggio condiviso con i colleghi delle équipe, affinché la diagnosi diventi davvero uno strumento di lavoro — non un’etichetta su cui non si ragiona.
«Nel sociale la diagnosi non è solo un “nome”: deve descrivere il funzionamento relazionale del soggetto. È questo che orienta l’intervento.»
Diagnosi clinica e diagnosi sociale: due sguardi che devono incontrarsi
Il primo nodo da sciogliere è la differenza tra ciò che fa il clinico e ciò che fa il professionista del sociale. Non si tratta di competenze sovrapponibili, ma di prospettive complementari che trovano il loro punto di incontro nel Progetto Individualizzato.
🩺 Diagnosi Clinica
Psicologo / PsichiatraIdentifica i sintomi — cosa c’è che non va dal punto di vista psicopatologico.
Definisce la gravità del disturbo e orienta la terapia farmacologica o psicoterapeutica.
Risponde alla domanda: perché la persona si comporta così?
🏘 Diagnosi Sociale
Assistente SocialeIdentifica i bisogni — cosa serve per vivere, cosa manca nella vita quotidiana.
Valuta l’impatto del disturbo su autonomie, casa, lavoro, relazioni.
Risponde alla domanda: come intervenire concretamente?
Esempio: la persona non paga l’affitto e non riesce ad alzarsi dal letto. È svogliatezza? È depressione grave? Sono due risposte professionali completamente diverse. Nel primo caso si richiama alle responsabilità; nel secondo si attiva il supporto domiciliare e si coordina la terapia farmacologica. Senza leggere la diagnosi clinica, il rischio di rispondere sbagliato è concreto.
I «vocabolari» della mente: DSM-5, ICD-11 e PDM-3
Dove le hai lette queste sigle? Eppure ci sei passato oltre, lo sappiamo.
Tre sistemi classificatori dominano il panorama internazionale. Conoscerli non significa saperli applicare clinicamente — significa capire da quale prospettiva è scritta la relazione che l’assistente sociale si trova tra le mani.
Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali — APA, USA
Descrive i disturbi con criteri precisi: sintomi, durata, intensità. La diagnosi avviene tramite un cut-off numerico di sintomi. È lo standard più usato nella pratica clinica psicologica e psichiatrica, e orienta rimborsi assicurativi e prescrizione farmacologica.
Utile per l’AS: capire cosa sta succedendo nella mente della persona (descrizione clinica del funzionamento).
Classificazione Internazionale delle Malattie — OMS
Manuale diagnostico medico che comprende tutte le malattie. La sezione “F” è dedicata ai disturbi psichici. È il linguaggio ufficiale nei certificati medici e nei documenti ASL/Enti Pubblici per la codifica delle diagnosi (ICD-11 OMS).
Utile per l’AS: leggere i codici (es. F32.1) su relazioni mediche o certificazioni di invalidità.
Manuale Diagnostico Psicodinamico — Psicoanalisti italiani e americani
Organizza la psicopatologia adulta per livelli di gravità e stili di personalità su un continuum. Distingue i sintomi dalla malattia sottostante e considera le variabili individuali nell’espressione dei disturbi mentali. Nasce dall’impossibilità di includere la varietà soggettiva in un’unica etichetta.
Utile per l’AS: capire quale sia il disturbo della persona per capire come relazionarsi — e come strutturare il colloquio.
Riferimenti normativi e scientifici
- ICD-11 — WHO International Classification of Diseases, 11ª revisione
- DSM-5-TR — American Psychiatric Association (APA)
- D.Lgs. 149/2022 — Riforma Cartabia: nuove norme su perizie e tutela dei minori
- Codice Penale art. 85, 88, 89 — Capacità di intendere e volere
- Di Blasio P. (2005), Tra rischio e protezione. La valutazione delle competenze parentali — Unicopli
I quattro funzionamenti: cosa cambia nel nostro modo di lavorare
La valutazione psico-diagnostica non classifica solo il disturbo, ma il livello di funzionamento della mente della persona. Quattro profili fondamentali — nevrotico, borderline, psicotico, neurodivergente — orientano in modo radicalmente diverso la relazione professionale. Se professionalmente non consideri le differenze conduci colloqui e metti in atto azioni standardizzate che mettono a rischio te, le persone ed il tuo lavoro.
Lungo la formazione lavoriamo sui tuoi CASI e mettiamo in atto STRATEGIE concrete e subito attuabili.
«Nel sociale non ci serve solo sapere SE la persona è borderline (categoria), ma COME funziona la sua mente (dimensione). È questa la differenza tra un intervento efficace e uno che alimenta la crisi.»
Profili ad alto impatto relazionale: il paranoideo e il narcisista
Alcuni funzionamenti pongono sfide specifiche nella relazione professionale. Due in particolare richiedono strategie che vanno contro l’intuito naturale dell’operatore.
Lungo la nostra formazione li analizzeremo nel dettaglio, evidenziando i SEGNALI DI ALLARME e fornendo STRATEGIE PER GLI OPERATORI.
Mettiti alla prova, di chi stiamo parlando?
⚠ Segnali d’allarme
- Iper-vigilanza — scruta ogni movimento, prende appunti su tutto, nota dettagli insignificanti
- Rivendicatività — tendenza a fare ricorsi, denunce o minacciare azioni legali contro le istituzioni
- Rigidità comunicativa — le domande dell’operatore sono vissute come “interrogatori” o tentativi di incastrare
🛡 Strategie per l’operatore
- Massima trasparenza — spiegare ogni passaggio burocratico prima di compierlo; la segretezza alimenta la paranoia
- Distanza rispettosa — evitare approcci troppo calorosi che verrebbero percepiti come falsi
- Non contrastare il delirio — se il livello è psicotico, validare l’emozione senza confermare il fatto
⚠ Segnali d’allarme
- Fascino superficiale — crea un’alleanza “speciale”: “Solo lei può capirmi”
- Rabbia narcisistica — se contraddetto, reagisce con ira sproporzionata o silenzio punitivo
- Uso dei figli come armi — nelle separazioni non combatte per il bene del figlio, ma per “vincere”
🛡 Strategie professionali
- Setting rigido — non concedere deroghe, verbalizzare tutto con precisione
- Lavoro d’équipe obbligatorio — il narcisista cerca di “dividere” gli operatori; la condivisione totale nel team è l’unica difesa
- Non cercare l’empatia — lavorare su obiettivi concreti sanzionabili dal Giudice
PTSD e C-PTSD: il trauma nel lavoro sociale quotidiano
Il trauma è trasversale a quasi tutti i casi che i Servizi sociali seguono. Ma non tutto il trauma è uguale. La distinzione tra PTSD e C-PTSD è cruciale per non sbagliare l’approccio — e per capire perché certi interventi “non funzionano”.
Nel nostro corso li analizziamo ma soprattutto ci prendiamo cura anche dei TRAUMI VICARI degli operatori.
| PTSD | C-PTSD (Trauma Complesso) | |
|---|---|---|
| Tipo di trauma | Evento singolo (incidente, aggressione, lutto improvviso) | Ripetuto e prolungato (violenza domestica cronica, abusi infantili) |
| Relazione con la personalità | Il trauma ha interrotto lo sviluppo | La personalità si è costruita intorno al trauma |
| Visione di sé | «Ero sano, poi è successo qualcosa» | «Non so chi sarei senza il trauma» |
| Sintomi specifici | Flashback, evitamento, iper-attivazione (arousal) | + Disregolazione emotiva, identità negativa, profonda sfiducia relazionale |
| Focus del lavoro sociale | Rimuovere l’ostacolo traumatico per riprendere il percorso di vita | Costruire una base sicura; il cambiamento è lento e richiede équipe stabile |
La Riforma Cartabia: perché la diagnosi ora è ancora più importante
Il D.Lgs. 149/2022 (Riforma Cartabia) ha cambiato profondamente il rapporto tra valutazione psicologica e sistema giudiziario in materia di famiglia e tutela dei minori. Per i professionisti del sociale, tre principi sono essenziali:
Dal criterio diagnostico al criterio funzionale
Non conta la diagnosi in sé (“Il genitore è Borderline”), ma il funzionamento genitoriale concreto. Il disturbo deve causare un pregiudizio documentabile al minore per rilevare giuridicamente.
Principio di presunzione di idoneità
Il figlio ha diritto alla bigenitorialità. Anche un genitore con disturbo di personalità ha diritto/dovere di essere presente, a meno che la relazione sia pericolosa. Il Giudice deve motivare analiticamente ogni limitazione.
Relazioni tecnicamente inattaccabili (art. 473-bis.40)
La Riforma limita le valutazioni soggettive. Le relazioni dell’AS devono distinguere dati accertati (fatti obiettivi osservati), dati riferiti (dichiarazioni della persona), metodologia (strumenti usati) e valutazione clinica (sintesi professionale). La collaborazione strutturata tra AS e psicoterapeuta non è più un’opzione, è una necessità.
Capacità di intendere e volere (artt. 85, 88, 89 c.p.)
Quando un caso supera la soglia penale, il funzionamento psichico (psicotico, C-PTSD) diventa elemento che il Giudice usa per determinare la pena, orientare verso REMS o ASMS e personalizzare l’esecuzione.
La diagnosi in età evolutiva: leggere i segnali precoci
In età evolutiva la personalità è ancora in formazione: non è possibile diagnosticare disturbi di personalità, ma si possono e devono riconoscere i prodromi — segnali precoci e sfumati che precedono l’esordio. L’assistente sociale è spesso il primo professionista a intercettarli. Eppure ci capita di incontrare professionisti che non vi fanno caso, li considerano conseguenze dei funzionamenti familiari e progettano interventi che poi ci dicono “non funzionare”.
Quattro diagnosi evolutive ricorrono frequentemente nei fascicoli dei Servizi: DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), Disturbo dello Spettro Autistico e Plus-dotazione (alto potenziale cognitivo, spesso scambiata per oppositività o disadattamento).
Per la valutazione delle competenze genitoriali in età evolutiva, il modello di riferimento è quello di Di Blasio («Tra rischio e protezione», Unicopli, 2005), che integra fattori individuali del genitore, fattori relazionali e fattori contestuali in una lettura sistemica del rischio.
Porta questa formazione nella tua équipe
«La Diagnosi nel Servizio Sociale — Oltre l’Etichetta» è disponibile come percorso formativo in presenza presso il tuo Ente o in versione online. Progettato per équipe monoprofessionali o multidiscilinari: assistenti sociali, psicologi, educatori, dirigenti.
Richiedi la formazione Scopri il teamRiferimenti bibliografici e normativi: DSM-5-TR (APA) · ICD-11 (OMS) · D.Lgs. 149/2022 – Riforma Cartabia · Codice Penale artt. 85, 88, 89 · Di Blasio P. (2005), Tra rischio e protezione, Unicopli · Kernberg O.F. (1984), Severe Personality Disorders, Yale University Press
Articolo a cura di 6inEquipe · Formazione: dr.ssa Silvia Bianchi (psicoterapeuta) · dr.ssa Sabrina Ritorto (assistente sociale)
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