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Formazione “LA DIAGNOSI NEL SOCIALE: OLTRE L’ETICHETTA”.

 

Lavoro socio-clinico · Formazione

La diagnosi nel Servizio Sociale:
oltre l’etichetta

DSM-5, ICD-11, PDM-3, funzionamenti di personalità, trauma, Riforma Cartabia. Tutto ciò che l’assistente sociale deve saper leggere — e perché cambia radicalmente la qualità degli interventi.

🗓 Giugno 2026📖 Lettura: ~10 minuti👥 Assistenti sociali · Psicologi · Educatori · Dirigenti

«È depresso.» Quante volte abbiamo letto questa frase su una relazione clinica e siamo andati avanti, senza davvero capire cosa significasse per il lavoro che stavamo per fare? La diagnosi è spesso trattata dai Servizi sociali come un’informazione di contesto — qualcosa che riguarda i medici, non gli assistenti sociali e gli altri operatori. È un errore che può costare molto, alle persone che seguiamo.

Questo articolo nasce dal corso «La Diagnosi nel Servizio Sociale — Oltre l’Etichetta», elaborato da 6inEquipe e tenuto dalla psicoterapeuta dr.ssa Silvia Bianchi e dall’assistente sociale dr.ssa Sabrina Ritorto. L’obiettivo non è trasformare gli assistenti sociali in clinici. È dotarli di un linguaggio condiviso con i colleghi delle équipe, affinché la diagnosi diventi davvero uno strumento di lavoro — non un’etichetta su cui non si ragiona.

«Nel sociale la diagnosi non è solo un “nome”: deve descrivere il funzionamento relazionale del soggetto. È questo che orienta l’intervento.»

Diagnosi clinica e diagnosi sociale: due sguardi che devono incontrarsi

Il primo nodo da sciogliere è la differenza tra ciò che fa il clinico e ciò che fa il professionista del sociale. Non si tratta di competenze sovrapponibili, ma di prospettive complementari che trovano il loro punto di incontro nel Progetto Individualizzato.

🩺 Diagnosi Clinica

Psicologo / Psichiatra

Identifica i sintomi — cosa c’è che non va dal punto di vista psicopatologico.

Definisce la gravità del disturbo e orienta la terapia farmacologica o psicoterapeutica.

Risponde alla domanda: perché la persona si comporta così?

Esempio: la persona non paga l’affitto e non riesce ad alzarsi dal letto. È svogliatezza? È depressione grave? Sono due risposte professionali completamente diverse. Nel primo caso si richiama alle responsabilità; nel secondo si attiva il supporto domiciliare e si coordina la terapia farmacologica. Senza leggere la diagnosi clinica, il rischio di rispondere sbagliato è concreto.

I «vocabolari» della mente: DSM-5, ICD-11 e PDM-3

Dove le hai lette queste sigle? Eppure ci sei passato oltre, lo sappiamo.

Tre sistemi classificatori dominano il panorama internazionale. Conoscerli non significa saperli applicare clinicamente — significa capire da quale prospettiva è scritta la relazione che l’assistente sociale si trova tra le mani.

DSM-5
Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali — APA, USA

Descrive i disturbi con criteri precisi: sintomi, durata, intensità. La diagnosi avviene tramite un cut-off numerico di sintomi. È lo standard più usato nella pratica clinica psicologica e psichiatrica, e orienta rimborsi assicurativi e prescrizione farmacologica.

Utile per l’AS: capire cosa sta succedendo nella mente della persona (descrizione clinica del funzionamento).

ICD-11
Classificazione Internazionale delle Malattie — OMS

Manuale diagnostico medico che comprende tutte le malattie. La sezione “F” è dedicata ai disturbi psichici. È il linguaggio ufficiale nei certificati medici e nei documenti ASL/Enti Pubblici per la codifica delle diagnosi (ICD-11 OMS).

Utile per l’AS: leggere i codici (es. F32.1) su relazioni mediche o certificazioni di invalidità.

PDM-3
Manuale Diagnostico Psicodinamico — Psicoanalisti italiani e americani

Organizza la psicopatologia adulta per livelli di gravità e stili di personalità su un continuum. Distingue i sintomi dalla malattia sottostante e considera le variabili individuali nell’espressione dei disturbi mentali. Nasce dall’impossibilità di includere la varietà soggettiva in un’unica etichetta.

Utile per l’AS: capire quale sia il disturbo della persona per capire come relazionarsi — e come strutturare il colloquio.

I quattro funzionamenti: cosa cambia nel nostro modo di lavorare

La valutazione psico-diagnostica non classifica solo il disturbo, ma il livello di funzionamento della mente della persona. Quattro profili fondamentali — nevrotico, borderline, psicotico, neurodivergente — orientano in modo radicalmente diverso la relazione professionale. Se professionalmente non consideri le differenze conduci colloqui e metti in atto azioni standardizzate che mettono a rischio te, le persone ed il tuo lavoro.

Lungo la formazione lavoriamo sui tuoi CASI e mettiamo in atto STRATEGIE concrete e subito attuabili.

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POSSIAMO VENIRE NEL TUO ENTE E LAVORARE INSIEME

«Nel sociale non ci serve solo sapere SE la persona è borderline (categoria), ma COME funziona la sua mente (dimensione). È questa la differenza tra un intervento efficace e uno che alimenta la crisi.»

Profili ad alto impatto relazionale: il paranoideo e il narcisista

Alcuni funzionamenti pongono sfide specifiche nella relazione professionale. Due in particolare richiedono strategie che vanno contro l’intuito naturale dell’operatore.

Lungo la nostra formazione li analizzeremo nel dettaglio, evidenziando i SEGNALI DI ALLARME e fornendo STRATEGIE PER GLI OPERATORI.

Mettiti alla prova, di chi stiamo parlando?

⚠ Segnali d’allarme
  • Iper-vigilanza — scruta ogni movimento, prende appunti su tutto, nota dettagli insignificanti
  • Rivendicatività — tendenza a fare ricorsi, denunce o minacciare azioni legali contro le istituzioni
  • Rigidità comunicativa — le domande dell’operatore sono vissute come “interrogatori” o tentativi di incastrare
🛡 Strategie per l’operatore
  • Massima trasparenza — spiegare ogni passaggio burocratico prima di compierlo; la segretezza alimenta la paranoia
  • Distanza rispettosa — evitare approcci troppo calorosi che verrebbero percepiti come falsi
  • Non contrastare il delirio — se il livello è psicotico, validare l’emozione senza confermare il fatto
⚠ Segnali d’allarme
  • Fascino superficiale — crea un’alleanza “speciale”: “Solo lei può capirmi”
  • Rabbia narcisistica — se contraddetto, reagisce con ira sproporzionata o silenzio punitivo
  • Uso dei figli come armi — nelle separazioni non combatte per il bene del figlio, ma per “vincere”
🛡 Strategie professionali
  • Setting rigido — non concedere deroghe, verbalizzare tutto con precisione
  • Lavoro d’équipe obbligatorio — il narcisista cerca di “dividere” gli operatori; la condivisione totale nel team è l’unica difesa
  • Non cercare l’empatia — lavorare su obiettivi concreti sanzionabili dal Giudice

PTSD e C-PTSD: il trauma nel lavoro sociale quotidiano

Il trauma è trasversale a quasi tutti i casi che i Servizi sociali seguono. Ma non tutto il trauma è uguale. La distinzione tra PTSD e C-PTSD è cruciale per non sbagliare l’approccio — e per capire perché certi interventi “non funzionano”.

Nel nostro corso li analizziamo ma soprattutto ci prendiamo cura anche dei TRAUMI VICARI degli operatori.

  PTSD C-PTSD (Trauma Complesso)
Tipo di trauma Evento singolo (incidente, aggressione, lutto improvviso) Ripetuto e prolungato (violenza domestica cronica, abusi infantili)
Relazione con la personalità Il trauma ha interrotto lo sviluppo La personalità si è costruita intorno al trauma
Visione di sé «Ero sano, poi è successo qualcosa» «Non so chi sarei senza il trauma»
Sintomi specifici Flashback, evitamento, iper-attivazione (arousal) + Disregolazione emotiva, identità negativa, profonda sfiducia relazionale
Focus del lavoro sociale Rimuovere l’ostacolo traumatico per riprendere il percorso di vita Costruire una base sicura; il cambiamento è lento e richiede équipe stabile
Attenzione all’uso di sostanze: nei casi di PTSD e C-PTSD, alcol e farmaci vengono spesso usati come “autocura” per spegnere l’iper-attivazione e riuscire a dormire. L’intervento sull’abuso senza affrontare il trauma sottostante è quasi sempre destinato a fallire.

La Riforma Cartabia: perché la diagnosi ora è ancora più importante

Il D.Lgs. 149/2022 (Riforma Cartabia) ha cambiato profondamente il rapporto tra valutazione psicologica e sistema giudiziario in materia di famiglia e tutela dei minori. Per i professionisti del sociale, tre principi sono essenziali:

1
Dal criterio diagnostico al criterio funzionale

Non conta la diagnosi in sé (“Il genitore è Borderline”), ma il funzionamento genitoriale concreto. Il disturbo deve causare un pregiudizio documentabile al minore per rilevare giuridicamente.

2
Principio di presunzione di idoneità

Il figlio ha diritto alla bigenitorialità. Anche un genitore con disturbo di personalità ha diritto/dovere di essere presente, a meno che la relazione sia pericolosa. Il Giudice deve motivare analiticamente ogni limitazione.

3
Relazioni tecnicamente inattaccabili (art. 473-bis.40)

La Riforma limita le valutazioni soggettive. Le relazioni dell’AS devono distinguere dati accertati (fatti obiettivi osservati), dati riferiti (dichiarazioni della persona), metodologia (strumenti usati) e valutazione clinica (sintesi professionale). La collaborazione strutturata tra AS e psicoterapeuta non è più un’opzione, è una necessità.

4
Capacità di intendere e volere (artt. 85, 88, 89 c.p.)

Quando un caso supera la soglia penale, il funzionamento psichico (psicotico, C-PTSD) diventa elemento che il Giudice usa per determinare la pena, orientare verso REMS o ASMS e personalizzare l’esecuzione.

La diagnosi in età evolutiva: leggere i segnali precoci

In età evolutiva la personalità è ancora in formazione: non è possibile diagnosticare disturbi di personalità, ma si possono e devono riconoscere i prodromi — segnali precoci e sfumati che precedono l’esordio. L’assistente sociale è spesso il primo professionista a intercettarli. Eppure ci capita di incontrare professionisti che non vi fanno caso, li considerano conseguenze dei funzionamenti familiari e progettano interventi che poi ci dicono “non funzionare”.

Quattro diagnosi evolutive ricorrono frequentemente nei fascicoli dei Servizi: DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), Disturbo dello Spettro Autistico e Plus-dotazione (alto potenziale cognitivo, spesso scambiata per oppositività o disadattamento).

Per la valutazione delle competenze genitoriali in età evolutiva, il modello di riferimento è quello di Di Blasio («Tra rischio e protezione», Unicopli, 2005), che integra fattori individuali del genitore, fattori relazionali e fattori contestuali in una lettura sistemica del rischio.

 

Porta questa formazione nella tua équipe

«La Diagnosi nel Servizio Sociale — Oltre l’Etichetta» è disponibile come percorso formativo in presenza presso il tuo Ente o in versione online. Progettato per équipe monoprofessionali o multidiscilinari: assistenti sociali, psicologi, educatori, dirigenti.

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Riferimenti bibliografici e normativi: DSM-5-TR (APA) · ICD-11 (OMS) · D.Lgs. 149/2022 – Riforma Cartabia · Codice Penale artt. 85, 88, 89 · Di Blasio P. (2005), Tra rischio e protezione, Unicopli · Kernberg O.F. (1984), Severe Personality Disorders, Yale University Press

Articolo a cura di 6inEquipe · Formazione: dr.ssa Silvia Bianchi (psicoterapeuta) · dr.ssa Sabrina Ritorto (assistente sociale)

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